RISTRUTTURAZIONE INDUSTRIALE MONDIALE – Giugno 2026
Dell’intreccio delle transizioni elettrica, digitale e militare si profila una gi gantesca ristrutturazione dell’apparato industriale globale.
Il bollettino del coordinamento è stato il nostro primo strumento di informazione. Viene distribuito anche in formato cartaceo nelle aziende con colleghi affiliati al coordinamento. Fin da subito abbiamo cercato di privilegiare la comparazione di più fonti per cercare di fornire una ottica complessiva ed esaustiva.
Dell’intreccio delle transizioni elettrica, digitale e militare si profila una gi gantesca ristrutturazione dell’apparato industriale globale.
È difficile avere dati comparabili sui laureati annuali in materie STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Le stime che riportiamo in figura mostrano il gap evidente tra le grandi potenze: Europa 600 mila, USA 800 mila, India 2,5 milioni e Cina in testa con 3,5 milioni (altre fonti arrivano fino a 5 milioni).
A maggio scorso l’ILO ha certificato che, nella distribuzione del reddito, la quota del PIL destinata agli stipendi dei lavoratori è scesa tra il 2014 e il 2024 a livello mondiale; per converso sono cresciuti i profitti.
“Riusciremo a superare la crisi demo-grafica?” è il titolo provocatorio dell’Em-ployment Outlook 2025 dell’OCDE,pubblicato a luglio.
Lo shock dell’auto elettrica sta inasprendo la lotta tra i marchi a livello mondiale. Alcuni gruppi scommettono sul metodo di sostituzione delle batterie, come la cinese NIO per le auto e la tedesca Swobbee, più concentrata su micromobilità (e-bike, monopattini ecc.).
La crisi del 2007-2008 è stata uno spartiacque che ha chiuso un ciclo trentennale all’insegna del liberismo. Una crisi che ha segnato un deciso ritorno del ruolo degli Stati nell’economia. Interventi all’inizio funzionali al salvataggio di banche e industrie, si sono poi trasformati in un potenziamento della capacità di competizione.
Quattro megatrend globali segnano la transizione in corso: deglobalizzazione, demografia, digitalizzazione e decarbonizzazione.
Ma, soprattutto, il fattore dirimente per la ristrutturazione europea è l’irruzione di gruppi cinesi, che ormai competono anche in settori ad alta tecnologia e conquistano quote di mercato crescenti.
Dopo la sbornia green della COP26 sempre più aziende si richiamano al “realismo” e al “pragmatismo”. La transizione elettrica e digitale, combinata con le fragilità delle catene di fornitura e l’impennata dei prezzi energetici, sta facendo emergere rischi, colli di bottiglia e costi della riconversione. L’attenzione si sposta dal clima agli aspetti della sostenibilità economica, sociale, geopolitica… e al massiccio riarmo globale.
La questione del riarmo è sempre più presente nel dibattito politico europeo e internazionale. Ma, oltre alla dimensione puramente militare (eserciti e industria della difesa), entrano in gioco tutti i settori che sviluppano tecnologie dual use. Molteplici sono gli ambiti coinvolti nel potenziamento dei sistemi bellici: dalle telecomunicazioni all’energia, dalle infrastrutture alla scienza dei materiali, dai trasporti all’intelligenza artificiale, fino agli aspetti demografici e ai poteri politici.
Dopo due anni di crescita straordinariamente alta, il ritmo dell’inflazione sta calando, ma guerre e tensioni geopolitiche potrebbero riservare sorprese per il futuro. Di certo c’è che le retribuzioni non hanno recuperato il potere d’acquisto e che i prezzi non torneranno ai livelli precrisi. Prendiamo l’indice IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea).
